IL FC RIETI E’ IN SERIE C: DECISIVO IL PARI DI OSTIA (3-3). CURCI: “FINALMENTE CI SIAMO”

“Serie C, serie C, ce ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo in serie C…” E’ tutto vero: alle 16,47 del 29 aprile 2018 il Rieti torna nel calcio professionistico, nel calcio dei grandi, nel calcio che conta, nel calcio che il presidente Riccardo Curci sognava per il “suo” Rieti dal giorno in cui, rimasto solo alla guida del club amarantoceleste, ha triplicato gli sforzi pur di non darla vinta a chi diceva che in questa città non si poteva fare un certo tipo di calcio.

E invece, tutto il contrario, dopo una cavalcata trionfale culminata col pareggio di Ostia (3-3) dinanzi a più di cinquecento anime amarantoceleste, arrivate fino in riva al Tirreno per non perdersi l’appuntamento con la storia. Sì, la storia, quella che ha consacrato un gruppo che con molta concretezza e pochi fronzoli, ha saputo macinare gol e punti, ha saputo blindare a doppia mandata il primato già al termine del girone d’andata e limitare al minino sindacale gli imprevisti stagionali, esaltando le doti tecniche e umane di una rosa che sin dal primo giorno di ritiro, ha sempre tenuto a mente l’obiettivo da raggiungere.

Un mix vincente tra “vechi” (per dirla alla Parlato versione veneta) e “scugnizzi” (per dirla alla Parlato versione campana) guidata proprio da un tecnico che, non a caso, prima di domenica aveva già alzato al cielo il trofeo che viene assegnato a chi vince la serie D: Padova, Rovigo, Pordenone (titolo e scudetto) ed ora Rieti in una sorta di poetica “rima incrociata” che rende ancor più affascinante il quarto sigillo personale di Parlato.

Le lacrime di gioia che al triplice fischio hanno rigato i volti dei protagonisti resteranno per sempre indelebili nei nostri occhi: dal presidente Curci e la sua famiglia che lo ha sostenuto anche e soprattutto nei momenti difficili, al direttore generale Di Santo che a distanza di 13 anni dalla sua “prima volta” a Rieti, torna a vincere con l’amarantoceleste addosso. Ma resteranno impressi anche i singhiozzi del “cabezon” Matias Cuffa, un GLADIATORE dal cuore tenero, un UOMO ancor prima che un PROFESSIONISTA ESEMPLARE, al pari di tutti i suoi compagni di squadra. E che dire degli occhi sorridenti di capitan Tirelli, salito tre anni fa sul carro (oggi dei vincitori) con le ruote sgonfie e neanche un pallone con cui potersi allenare ed oggi finalmente ripagato dei suoi tanti sacrifici.

E poi i reatini “profeti in Patria” come Marcheggiani e Dionisi – unico reduce in campo di quello stesso Rieti targato Pirozzi che ottenne la C2 nella stagione 2004/2005 – l’assist-man per eccellenza Gigi Scotto che con le sue “sterzate” e le sue giocate d’alta classe ha costretto tanti e tanti difensori a ettolitri di novalgina, il mago Minincleri che piazza la sua quarta bandierina in un campionato di serie D o quei due li dietro Scardala e Biondi che per il nostro governo nazionali potrebbero ricoprire con ottimo profitto il ruolo di “Ministri della Difesa”.

Una menzione particolare per Tiziano Luciani, punto di forza di un centrocampo di assoluto valore, ma anche per Alessandro Dalmazzi che di “spezzone” in “spezzone” ha sempre trovato il modo e la forza per dimostrare che in un gioco di squadra a vincere è il gruppo. Idem vale per Matteo Cericola, due anni fa vicecapocannoniere della squadra alle spalle di Marcheggiani, oggi “chiuso” dalla tanta concorrenza li davanti, ma comunque decisivo quando è stato chiamato in causa (a San Teodoro entra, inverte la rotta e la squadra ribalta il risultato).

Tra i giovani “all in” per Davide Scaramuzzino: 33 gare su 33 e poco meno di 3000 minuti giocati, uno stakanovista che a dispetto della sua giovane età, garantisce alla difesa la giusta sicurezza. Gol mai banali per Tiziano Tiraferri, il più anziano tra i giovani, una stagione importante anche per Ciccio Giunta, nonostante il grave infortunio subìto ad inizio campionato, una crescita esponenziale per Scevola e Ispas e, nel finale anche per il baby salernitano Proto.

Una nota di merito, per costanza e spirito di sacrificio, la vogliamo spendere per Andrea Sivilla: pronti, via e il piede fa crack, ma lui nonostante la ricaduta, non molla un centimetro e, superato il peggio, si fa trovare pronto per il rush finale.

Insomma, è stata la vittoria di tutti: dal primo all’ultimo NESSUNO ESCLUSO! Si vinceva tutti insieme, si perdeva tutti insieme: ABBIAMO FATTO FESTA TUTTI INSIEME E CONTINUEREMO AD OLTRANZA!!

FORZA VECCHIO CUORE AMARANTOCELESTE